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BUONA LETTURA!!!!
LE CONOSCENZE DEL LUDOTECARIO
Tratto dal libro “Ludoteca e creatività - Il laboratorio e la costruzione dei giocattoli”
di Umberto De Angelis, Editrice “Il Gabbiano, Latina, 2003, pp. 65-71.
Il ludotecario, lo abbiamo visto, deve essere emotivamente maturo e dotato di una serie di requisiti per garantire lo svolgimento delle attività; una persona serena, disponibile. Ma in educazione, quello che ha maggiore rilievo è il modo di porsi di fronte al bambino più che il modo di essere. Alcune ricerche pedagogiche hanno rilevato che lo sviluppo della creatività dipende anche da una efficace interazione bambino-educatore.
Il bambino è, in ludoteca, anche in funzione dell’educatore: ludotecario e bambino non esistono individualmente e separatamente ma esiste il loro rapporto.
Comprendere i sentimenti e le preoccupazioni dei bambini, saper ascoltare e saper domandare, essere aperti, cioè apprezzare l’apertura e costruire la fiducia in un rapporto, saper entrare nella dinamica di gruppo, saper risolvere i conflitti, sono le caratteristiche essenziali che il ludotecario deve possedere per un valido rapporto educativo.
Questo significa essere affettivamente disponibili con il bambino, essere capaci di una corrente emozionale che porti ad una comprensione efficace, farsi carico delle sue incertezze, degli suoi errori, delle sue paure. L’instaurazione di una comunicazione larga e profonda e un’accettazione reciproca sono fattori importanti da considerare.
Il rapporto umano, affettivo, amichevole, basato su un aiuto vero sono elementi prioritari rispetto ad altri interventi educativi, ma per poter lavorare in ludoteca è necessario possedere particolari conoscenze: la conoscenza delle tecniche e la conoscenza psicopedagogica.
Tali conoscenze hanno una notevole importanza: aiutano e valorizzano la professione del ludotecario distinguendola da quella di altri educatori.
LA CONOSCENZA DELLE TECNICHE
La conoscenza delle tecniche sottintende la capacità di saper condurre le attività, di inserirsi in un gruppo di gioco, di saper guidare e migliorare una situazione ludica. Conoscere un numero svariato di giochi rapportati alle diverse età di sviluppo, padroneggiare l’animazione del giocattolo e/o senza giocattoli, avere una competenza reale che dia la possibilità di dominare le tecniche usate per l’animazione, è quello che il ludotecario deve necessariamente possedere. Ma per una formazione “autentica” tutto questo ancora non è sufficiente.
Spesso i requisiti necessari per un buon ludotecario sono di solito in larga misura fraintesi. L’opinione comune che debba essere un animatore è altrettanto sbagliata quanto il credere che debba avere le capacità di divertire nel gioco i bambini e avere dimestichezza su tanti giocherelli.
Chi lavora in ludoteca deve possedere le capacità individuali sulle tecniche di progettazione e di realizzazione di diversa natura: giochi, attività teatrali, laboratori artistici, ed in particolare sulle tecniche di costruzione di giocattoli.
La ludoteca è anche il posto delle creazioni, delle invenzioni, ed è per questo che nel suo interno esiste il “laboratorio”. Un laboratorio con le sue molteplici attività, lo abbiamo visto, che richiede al ludotecario ben altre competenze: artistiche, artigianali, costruttive, ecc. Provate ad immaginare un ludotecario che non sappia costruire i giocattoli, attività primaria del laboratorio della ludoteca. La sua professione sarebbe limitata, incompleta.
Conosco ludotecari, così amano farsi chiamare, i quali, pur possedendo competenze pratiche sul gioco e sui giocattoli di mercato, sono privi di capacità manuali, mancano delle conoscenze basilari dei materiali, delle attrezzature e delle tecniche costruttive. Possiamo definire ludotecario un animatore incapace di costruire i giocattoli sapendo bene che la ludoteca è la sede del giocattolo creativo? Saper costruire i giocattoli significa conoscere i materiali, avere imparato ad usare le attrezzature idonee ad essi; sapere a quale fascia d’età essi sono indicati; significa conoscere le tecniche.
Ma non basta “saper costruire”, se si vuole che il laboratorio della ludoteca funzioni veramente. Quello che è ancora più importante è saper insegnare a costruire.
Bisogna soprattutto fare in modo che il bambino comprenda ed apprenda le tecniche di costruzione nella migliore maniera possibile e lo scopo potrà essere raggiunto solo se si ha una preparazione adeguata. Insegnare a costruire è un lavoro che richiede impegno, esperienza e abilità individuale. Il ludotecario è il “maestro dei giocattoli” e come tale deve essere capace di insegnare le tecniche di costruzione.
In altre parole, occorre un impegno educativo legato concretamente al “fare”, una prassi didattica che traduca in termini operativi l’intervento pur senza perdere di vista gli obiettivi e le finalità.
Entrando nei particolari, per poter lavorare in laboratorio il ludotecario deve:
Conoscere i materiali
Questo significa che egli ha già “sperimentato” i vari materiali presenti nel laboratorio prima di operare con i bambini. Conoscere i materiali significa sapere per quale fascia d’età essi sono indicati; ed è per questo che consiglio un periodo di tirocinio in laboratorio a contatto diretto con i bambini. Con una attenta osservazione si noterà e si scoprirà da soli quali materiali sono più idonei per quella fascia d’età o per quell’altra.
Conoscere le attrezzature
Prima di operare, è indispensabile saper utilizzare gli arnesi da lavoro. Usare un saracco, adoperare le tenaglia o il trapano o il foretto, ecc., sono esercizi che il ludotecario deve aver già svolto e imparato se vuole insegnare ai bambini a farne uso correttamente. L’impiego degli attrezzi deve essere considerato seriamente perché senza di questi non si possono lavorare i materiali. Conoscere le attrezzature significa anche essere consapevoli della loro pericolo sità e sapere come evitare gli incidenti che si potrebbero verificare durante i lavori.
Conoscere le tecniche
Quando un bambino chiede al ludotecario di aiutarlo a risolvere un problema tecnico, lo fa perché è sicuro che questi è in grado di riuscirci; e per questo si sente tranquillo, trova certezza che il suo lavoro prosegue bene e verrà portato a termine. Il ludotecario deve conoscere molte tecniche sia costruttive che espressive; più ne conosce e più svolge bene la sua professione, dà garanzia e fiducia ai bambini. La sua preparazione tecnica deve mostrarsi, mettersi a disposizione attraverso i consigli e soprattutto con la pratica. Egli deve far “vedere come si fa”, far scoprire ai bambini che una tecnica è sempre condizionata da gesti precisi, da un materiale con caratte ristiche idonee, da una logica esatta. Deve mettere il bambino nella condizione di scoprire la connessione che in ogni lavoro manuale c’è tra causa ed effetto; far capire che ogni errore, ogni disattenzione si paga con l’insuccesso.
E’ importante, dunque, far comprendere bene le norme da applicare e da eseguire nella realizzazione di un lavoro e questo si potrà raggiungere solo con l'esempio pratico. Occorre, quindi, disporre di un bagaglio di conoscenze tecniche, che si potranno acquisire solo stando a contatto con altri ludotecari, partecipando a corsi di formazione e di aggiornamento sui laboratori della ludoteca, ma anche a corsi di pittura, cucito, lavorazione del cuoio, ecc. Ogni occasione può essere buona per apprendere una tecnica e insegnarla ai bambini.
Saper costruire i giocattoli
Uno dei motivi principali dell’istituzione di ludoteche è quello di dare ai bambini l’opportunità di costruirsi da soli i giocattoli, visto che oggi è diventata cosa assai rara. E’ per questo che l’attività principale del laboratorio è la costruzione dei giocattoli. I bambini vogliono i giocattoli e chiedono in continuazione all’educatore d’insegnare loro a realizzarli. Essi amano progettarli e costruirli, vogliono averli, portarseli a casa.
Saper riparare i giocattoli
La riparazione dei giocattoli è l’attività necessaria per mantenere il parco-giochi della ludoteca: i giocattoli che subiscono danni nella sala gioco possono essere riparati. Attraverso questa attività i bambini sviluppano la loro intelligenza, osservano meglio il mon taggio dei pezzi che compongono il giocattolo, scoprono che negli oggetti che ci circondano non esistono segreti e che possono essere in grado di ricostruirli con le loro mani. Inoltre, si educano a non pensare in termini consumistici tipo “usa e getta”ma, al contrario, si abituano al risparmio, al riciclaggio. La riparazione e la manuten zione dei giocattoli sono le operazioni manuali sempre presenti nel laboratorio della ludoteca. Esse non presentano estreme difficoltà; ma richiedono una perfetta conoscenza dei materiali che costitui scono il giocattolo industriale: ferro, legno, plastica, richiedono interventi specifici che il ludotecario deve conoscere. Prima di intraprendere qualsiasi intervento su un giocattolo rotto, è necessa rio conoscerne la natura per eseguire la giusta riparazione. Ogni giocattolo, ogni materiale richiede operazioni diverse e il ludotecario, per insegnare la riparazione, deve conoscere almeno quelle basilari, come ad esempio: incollaggio dei vari tipi di plastica (celluloide, PVC flessibile, ABS, resine acriliche, ecc.); sostituzione delle ruote a giocattoli di legno e plastica; rimontaggio delle teste, delle braccia e delle gambe alle bambole; riparazione dei fori nelle camere d'aria delle biciclette e dei giocattoli gonfiabili; riparazione delle scatole contenitrici; saldatura a stagno dei fili staccati ai giocattoli funzio nanti a pila; ecc.
Studiare l’evoluzione del costruire infantile
Non si può pretendere da un bambino di cinque anni la costruzione di un flauto di canna oppure di una mongolfiera di carta. Non si può insegnare ad un bambino di quattro anni la costruzione di un aereoplano di legno, perché non potrà mai riuscirci: non ha né la forza né la cognizione per eseguire i vari passaggi tecnici che occorrono. Il ludotecario deve conoscere l'evoluzione del costruire infantile, sapere a che età bisogna insegnare quella tecnica oppure quel giocattolo. E’ importante sapere cosa può costruire il bambino nelle varie fasi dello sviluppo se vuole lavorare senza commettere errori. Troppo spesso l’adulto guarda con l’occhio da adulto: si aspetta dal bambino una costruzione proporzionata, lo condiziona verso il perfezionamento senza tener conto dell'età evolutiva, delle sue conoscenze, dei suoi limiti. Vuole vedere l’oggetto finito, che somigli più fedelmente alla realtà, senza considerare il pensiero costruttivo. Il ludotecario non deve commettere questi errori Egli ha l’obbligo di studiare l'evoluzione del costruire infantile, sapere cosa dice la psicologia e la pedagogia al riguardo, e non abbandonar si all’improvvisazione, imponendo e pretendendo risultati soddisfa centi, quasi specialistici, credendo magari di fare bene.
Usare un linguaggio appropriato
Il linguaggio è l’elemento essenziale. Il ludotecario deve pronuncia re le parole in modo lento e distinto; e non deve mai dimenticare che spesso si ha a che fare con utenti molto giovani, che richiedono tempo per l’assimilazione. Già a cinque-sei anni il bambino ha acquistato completamente la capacità di utilizzare il linguaggio con efficacia: parla ormai di ogni cosa, gioca con le parole, chiede spiegazioni, commenta tutte le situazioni che gli si presentano. Nonostante ciò le parole vanno pronunciate in maniera lenta e comprensibile. Per i più piccoli è bene segnare momenti d’arresto frequentemente. Parlare come parla un bambino, poi, sarebbe un grossolano errore: il primo ad esserne deluso sarà proprio il bambi no. Semplicità e naturalezza nel linguaggio sono gli elementi necessari alla buona riuscita della spiegazione. Colui che insegna deve assicurarsi l’attenzione di chi sta ad ascoltare e, se ce n’è bisogno, senza perdersi d’animo e usando pazienza, deve ripetere la spiegazione. Dimenticare un piccolo particolare potrebbe compro mettere la riuscita della costruzione!
Fare uso del proprio vissuto ludico
Le costruzioni realizzate da piccoli, i disegni, le attività manipolative, i materiali conosciuti, ecc., sono tutte esperienze già fatte e da insegnare ai bambini. Riappropriarsi di tali esperienze attraverso il ricordo dei propri momenti ludici e creativi vissuti, costituisce l’elemento fondamentale per un giusto e corretto intervento nel laboratorio.
“Un ludotecario si differenzia da un altro educatore per il suo carattere ludico, che costantemente mostra nel rapporto con i bambini. Egli possiamo dire è un “ludico”. Il linguaggio, il suo modo di essere devono mostrarsi ludici, perché non ha senso un educatore con pregiudizi sulla “serietà” quando si trova con un gruppo di bambini in ludoteca. Questo suo atteggiamento giocoso è dentro di sé, fa parte della sua personalità, è voluto dai bambini; ed è per questo che si consiglia ai futuri animatori di ludoteca di recuperare attraverso la memoria il proprio vissuto ludico per poi utilizzarlo, metterlo costantemente in atto. Ricordarsi quando si era bambini: i luoghi, i giochi, i ragionamenti, i desideri, la costruzione dei giocattoli, i momenti trascorsi con altri bambini e ragazzi. Sono ricordi tutti preziosi e di fondamentale importanza. E’ questo il segreto per poter conoscere meglio ed entrare nel meraviglioso mondo infantile. Catturare questi ricordi, criticarli, esaminarli, metterli a confronto con i momenti ludici dei bambini di oggi, fare un‘analisi di quanto siano stati importanti per lo sviluppo della propria personalità certi determinati giochi: significa comprendere meglio l’importanza dei giochi e dei giocattoli; significa, riappropriarsi di certe conoscenze perdute per poterle trasmettere ai bambini”. (Umberto De Angelis, La ludoteca: metodologia d’intervento del ludotecario, Tipolitografia Grafica ’87, Pontinia, Latina, 1992, pag. 87).
LA CONOSCENZA PSICOPEDAGOGICA
La conoscenza delle tecniche è importante per il buon andamento delle attività, ma quello che è altrettanto importante è la “conoscenza psicopedagogica”. Essa si acquista, considerando le applicazioni pedagogiche, con uno studio attento della psicologia, con l’osservazione e con un contatto diretto con i bambini.
Con l’aiuto della psicologia il ludotecario riuscirà a comprendere la loro personalità, la motivazione, la loro capacità ad apprendere, gli stili cognitivi, i comportamenti interpersonali; giorno dopo giorno, imparerà a conoscere i bambini come “persone” e non semplicemente come uomini in miniatura che trascorrono alcune ore stabilite in uno spazio chiamato ludoteca.
L’aiuto della pedagogia invece, contribuisce a definire i criteri generali e ottimali di un intervento educativo e poi suggerisce i metodi i con quali attuare una particolare forma di attività.
Alla pedagogia spettano compiti di varia natura: la pedagogia constata, verifica i fenomeni dell’educazione; fissa gli obiettivi, orienta, guida il processo di formazione dell’uomo. La pedagogia, è oggi chiamata scienze dell’educazione e col termine “scienze” si dichiara per la stessa pedagogia l’esigenza di una base scientifica. Essa si avvale, delle tecniche di osservazione sistematica e di sperimentazione, impiegate del resto anche da altre scienze come la psicologia, la sociologia, l’antropologia culturale, ecc.
Il ludotecario è chiamato ad avvalersi di queste tecniche; deve acquisire, cioè, il metodo di ricerca scientifica. La sua formazione non è compiuta, se egli stesso non possiede gli strumenti di ricerca scientifica. Attenzione, però, che fare ricerca non è cosa da poco e richiede una lunga preparazione e l’acquisizione di una vera e propria disponibilità all’osservazione e alla sperimentazione.
Alla base di tutti i problemi che si incontrano in ludoteca esiste un particolare comportamento del bambino, quindi ogni intervento educativo deve essere in funzione ad un comportamento osservato. Qualunque giudizio o valutazione che il ludotecario formula sulle attitudini, sugli interessi o le capacità del bambino provengono dai risultati delle osservazioni che egli ha già svolto sul comportamento dei bambini. L’osservazione è un metodo di conoscenza.
Ma su quali criteri deve essere fondata l’osservazione?
Le opinioni che spesso ci formiamo sui bambini, derivano da un tipo di osservazione spontanea, occasionale, poco attendibile ad essere utilizzata in una attività di ricerca scientifica.
L’osservazione, per essere giudicata scientifica deve essere determinata da idee, da ipotesi e teorie.
Nel volume Research methods in social relation (Jahoda,N., Deutsch, M., Cook, S.W. (1951) “Research methods in social relation”, New York, Driden Press) gli autori sostengono che per essere definita come tecnica affidabile l’osservazione deve possedere i seguenti requisiti:
1) servire ad uno scopo;
2) essere programmata sistematicamente invece di affidarsi alla spontaneità;
3) essere registrata in maniera sistematica e messa in relazione con proposizioni invece che presentarsi come un insieme di curiosità interessanti;
4) essere soggetta a prove e verifiche.
Sono questi, in generale, i criteri metodologici che definiscono l’osservazione.
Per essere valida l’osservazione deve diventare lavoro scientifico, deve farsi cioè sistematica.
A differenza dell’osservazione spontanea e occasionale che ognuno di noi compie quotidianamente ricavando informazioni sui bambini di carattere generale, l’osservazione sistematica viene utilizzata all’interno di un preciso progetto di ricerca e di studio. Il suo obiettivo è quello di fornire informazioni utili all’organizzazione del lavoro educativo e di ricavare dati più sicuri per una corretta valutazione dei processi di apprendimento del bambino. Questa metodica osservativa si avvale di precisi schemi di riferimento che permettono al ludotecario e a chiunque debba fare ricerca (insegnanti, educatori, psicologi, operatori, ecc.) di poter classificare, categorizzare ed inserire i dati in un quadro teorico di base. E’ necessario avere sempre un quadro di riferimento certo e oggettivo sui comportamenti assunti dai bambini ed è per questo che nell’ambito della ricerca l’osservazione sistematica è indispensabile: è in essa che si possono muovere i primi passi finalizzati ad impostare un intervento sorretto da basi più sicure!
Il metodo della sperimentazione, invece, si basa su ipotesi che devono essere verificate.
Queste ipotesi devono riferirsi a trasformazioni idonee a migliorare una situazione. Condizione della sperimentazione, infatti, sono la verifica delle ipotesi e i miglioramenti che possono venire apportati all’efficienza dell’azione educativa della ludoteca. D’altronde, come ci insegnano gli psico-pedagogisti, l’osservazione si integra con la verifica delle ipotesi e si effettua durante uno esperimento.
Osservare un atteggiamento di insicurezza del bambino, controllarne il comportamento nel gioco verso i propri coetanei e verificarne le cause che determinano tale comportamento, sono azioni di grande aiuto: consentono di programmare un intervento educativo più affidabile.
Sperimentare i vantaggi apportati dall’impiego di un gioco di movimento per cercare di provocare un cambiamento sull’aggressività di un gruppo di bambini; sperimentare un gioco al fine di sviluppare l’equilibrio di un bambino; sperimentare altre attività ludiche con l’intenzione di ottenere uno sviluppo o un miglioramento delle capacità dei bambini, sono soltanto alcuni esempi di metodica sperimentale che il ludotecario deve necessariamente conoscere.
Sperimentare vuol dire proprio questo: usare strumenti di verifica e di controllo per una continua azione critica e di rinnovamento delle proprie metodologie affinché risultino vantaggiose.
Non può esserci sperimentazione senza verifica. Il metodo sperimentale si avvale di osservazioni controllate relative ad un problema, messe alla prova, quindi, verificate.
Riassumendo, prima di ogni intervento educativo deve esserci il periodo dell’osservazione che permette di conoscere a fondo il bambino, i suoi bisogni, le sue motivazioni, i suoi problemi, ecc.; poi viene il momento della sperimentazione che consente di controllare se il progetto educativo attuato è rispondente e adeguato nei riguardi del bambino.
Il consiglio indirizzato ai futuri ludotecari e a tutti coloro vogliano accostarsi alla ricerca sull’infanzia, è delimitare l’area d’interesse dell’osservazione attraverso la conoscenza di precisi presupposti metodologici evitando così di cadere nelle opinioni personali e negli atteggiamenti soggettivi.
In breve, il ludotecario che osserva deve:
a) sapere cosa osservare;
b) possedere una conoscenza degli obiettivi, dei comportamenti che s’intendono osservare;
c) conoscere i mezzi di osservazione, cioè deve essere indirizzato verso una conoscenza dettagliata di ciò che si vuole osservare;
d) conoscere le principali tipologie osservative (osservazione diretta, indiretta, ecc.).
A tal proposito, per chi è intenzionato a conoscere le varie tecniche di osservazione, voglio segnalarvi un importante volume che si avvale della collaborazione di esperti in vari metodi osservativi:
“Osservare l’infanzia- Introduzione alle metodologie osservative in psicologia dello sviluppo”(a cura di Domenico Bellacicco, Matilde Panier Bagat, Salvatore Sasso), Bulzoni Editore, Roma, 1995.
C’è da dire ancora che il comportamento e il cambiamento dei bambini e ragazzi devono essere messi a confronto con gli studi della “psicologia dello sviluppo” (fino a qualche anno fa chiamata psicologia dell’età evolutiva). Essa è il punto di riferimento fondamentale che permette di comprendere meglio le caratteristiche generali delle varie età di sviluppo facilitando così il lavoro del ludotecario.
La psicologia dello sviluppo studia i cambiamenti che si verificano nel corso della vita umana: l’infanzia, l’adolescenza, l’età adulta e la vecchiaia. Oltre ai problemi di adattamento, gli psicologi dello sviluppo si occupano dello studio del comportamento degli individui includendo caratteristiche fisiche, cognitive, motorie, linguistiche, percettive, sociali ed emotive lungo tutto il periodo della loro vita. I temi specifici che affronta riguardo all’infanzia, sono il modo in cui i bambini e i ragazzi apprendono e acquisiscono il linguaggio e le capacità di ragionamento, sviluppano comportamenti altruistici e cooperativi, formulano giudizi morali e imparano ad interagire con gli altri.
Occuparsi di ludoteca è un lavoro, come vedete, che richiede riflessioni e conoscenze a grandi livelli. E’ necessario studiare a fondo l’età di sviluppo senza avere, però, la presunzione di sostituirsi allo psicologo. Al contrario, è insieme allo psicologo che si effettua una forma di collaborazione per raggiungere dei risultati. Pensiamo all’inserimento dei bambini portatori di handicap, per esempio. Il ludotecario, prima di prevedere e impostare un intervento metodologico deve esaminare il suo comportamento educativo, il suo atteggiamento che deve essere di accettazione, di fiducia, caratterizzato dalla serenità e dalla valorizzazione del bambino; ma l’intervento non avrà mai successo se non si ha una vera conoscenza del bambino portatore di handicap. E’ fondamentale, quindi, fare una lettura dell’anamnesi, seguire da vicino il bambino, senza isolarlo, osservare le sue reazioni per scoprire, quando è possibile le cause che lo inducono a rifiutare di partecipare alle attività o di stare insieme ad altri coetanei, per poi prevenirle. E tutto questo è fattibile con la collaborazione e con l’aiuto di esperti del settore, perché non si può chiedere al ludotecario di sapere tutto e risolvere facilmente tutti i problemi psicologici che si presentano immancabilmente in ludoteca. La ricerca e lo studio dei tipi di comportamento dei bambini e ragazzi nelle attività della ludoteca è essenziale al ludotecario che vuole favorire il gioco ed insegnare la costruzione dei giocattoli e le tecniche ad essa connesse; è determinante ai fini di un intervento atto a favorire lo sviluppo della creatività; ma deve necessariamente attingere i suggerimenti dati dagli psicologi dello sviluppo che operano sul campo. Quale gioco proporre o insegnare ad un bambino di undici anni? Quale costruzione suggerire ad un ragazzo di tredici anni? Quali attività si rendono più appropriate in un gruppo misto di ragazzi e ragazze di dodici anni?
E’ necessario anche confrontarsi con altre persone, specialmente con i genitori dei bambini, con altre professioni educative, oltre che studiare e fare ricerca scientifica, non si può improvvisare!
La conoscenza psicopedagogia del ludotecario, dunque, si muove alla confluenza degli studi psicologici con quelli pedagogici, in relazione alle capacità cognitive e di apprendimento del bambino nelle diverse fasi dello sviluppo.
La fantasia, la memoria, la capacità di distinguere le stimolazioni sensoriali, quella di manipolare gli oggetti, di interpretarne bene le caratteristiche dei materiali, le emozioni, le percezioni, ecc., sono tutti eventi mentali che possono essere studiati scientificamente, ma che debbono anche essere valutati praticamente da chi si occupa di educazione. La conoscenza psicopedagogica ha maggiore valore per il bambino, soprattutto per la sua attività creativa.
Il bambino che trova difficoltà nell’esprimersi liberamente non sarà mai aiutato offrendogli solamente un aiuto di carattere tecnico.